Rassegna stampa 6 - 12 luglio 2026
Le notizie della settimana a tema architettura nell'area fiorentina
Data
13/07/2026
Categorie
Rassegna stampa
Ordine Architetti Firenze su dehors
Sul Corriere Fiorentino del 9 luglio si legge: “Gli esercenti chiedono una nuova proroga per presentare le domande sui nuovi dehors a Firenze, Palazzo Vecchio respinge a mittente la richiesta. Dopo anni di rinvii, la giunta aveva approvato il nuovo piano sui tavolini il 2 dicembre 2025, poi ratificato dal Consiglio comunale il 19 gennaio scorso. A bar e ristoranti il regolamento indicava il 30 aprile come termine per avanzare le nuove richieste, ma le categorie avevano chiesto tempo fino al prossimo autunno vista la complessità delle pratiche. Il Comune, il 4 maggio, aveva deliberato una nuova scadenza: il 31 agosto. Ma ai commercianti non basta. E a nome di chi deve espletare quei fascicoli burocratici gli ordini e i collegi di architetti, ingegneri, geometri, periti industriali, agronomi, forestali e agrari lanciano un appello: «Chiediamo che il termine per la presentazione delle domande per i dehors venga prorogato dal 31 agosto al 15 novembre. Si tratta di una richiesta dettata da esigenze tecniche e operative, necessaria per consentire ai professionisti e agli operatori economici di predisporre progetti completi, conformi al regolamento e adeguati al valore storico, architettonico e paesaggistico della città. Nel confronto operativo con gli uffici comunali stanno inoltre emergendo numerose questioni interpretative e frequenti richieste di integrazione documentale, che comportano ulteriori rilievi, verifiche ed elaborati tecnici: il rischio è quello di arrivare alla scadenza con pratiche incomplete o non pienamente conformi alle prescrizioni del regolamento». «Riteniamo impensabile riuscire a completare tutte le pratiche entro la fine di agosto», ribadisce la presidente dell’Ordine degli Architetti, Silvia Ricceri, che assicura che «tutti gli esercenti vogliono mettersi in regola». «Oggi a chiedere la proroga sono architetti e commercianti, domani sarà probabilmente il Comune. Mi chiedo come gli uffici di Palazzo Vecchio possano esaminare oltre mille nuove richieste di autorizzazione», dice il presidente di Fipe Confcommercio, Aldo Cursano, facendo comunque capire che le richieste presentate avrebbero già superato i dehors preesistenti, 912, di cui 674 in centro.Il Comune risponde picche e fa sapere che «non saranno previste ulteriori proroghe: mancano ancora 54 giorni alla scadenza e già il 60% degli operatori ha presentato istanza e a tutte le concessioni estive è stato dato riscontro». Inoltre smentisce il rischio che gli uffici possano avere problemi a espletare le pratiche, visto chi aveva un dehors se lo vedrà comunque confermato fino alla risposta alla nuova richiesta. Ma in questa vicenda resta un giallo che riguarda le piazze storiche: «Risultano ancora da definire i progetti relativi alle piazze di particolare pregio storico e architettonico e i cosiddetti progetti speciali», dice l’appello di ordini e collegi. E in piazza della Repubblica confermano: i locali dal lato Giubbe Rosse, dopo aver rinunciato al ricorso al Tar, si sono resi disponibili ad abbassare i dehors al livello di quelli del lato Gilli. Ma non si trovano d’accordo su chi dovrà rinunciare a un po’ di metri quadri: «Il problema è che il Comune ci ha chiesto di presentare un progetto unitario da sottoporre alla sua valutazione. Ma avremmo preferito che fosse Palazzo Vecchio a proporre direttamente una soluzione, perché così si è creata una situazione di impasse», dice Davide Risoluti, titolare della Vineria del Re. E su questo fronte il Comune ammette che non tutto è a punto: «Su piazza Signoria, Repubblica, Pitti e Santa Maria Novella) i progetti sono in via di definizione e nelle prossime settimane sono previsti ulteriori incontri, anche con la Soprintendenza»”.
Incidente sul lavoro
Sul Corriere Fiorentino del 10 luglio si legge: “Tragedia sul lavoro. Teslaru Titi Cornel, 48 anni, romeno lavorava ad un macchinario per levigare il cemento quando è morto nella mattina del 9 luglio in un cantiere in via Lucchese a Sesto Fiorentino (Firenze). Secondo una prima ricostruzione, l'uomo - che risiede a Treviso ed è padre di due figli - stava lavorando quando sarebbe stato colpito da un macchinario: è poi caduto terra. Soccorso in codice rosso è poi deceduto durante il trasferimento in ospedale. Questo doveva essere il suo ultimo giorno di lavoro. L'incidente sarebbe avvenuto in un cantiere all'aperto, l'uomo stava lavorando con una macchina per il livellamento del calcestruzzo quando sarebbe rimasto colpito ed è poi caduto a terra, morendo poco dopo. Sul posto polizia, ispettori dell'Asl e il pkm di turno che ha disposto il sequestro del macchinario e l'esame autoptico sulla salma.
Dalla piazza di Firenze, dove è in stamani era in corso il corteo per la giornata di sciopero dell'industria in Toscana, i sindacati chiedono un cambio di passo, partendo da maggiori controlli e maggiore impegno sulla prevenzione, in tema di sicurezza sul lavoro, dopo l'incidente mortale. «Sappiamo benissimo - ha affermato Rossano Rossi, segretario generale Cgil Toscana - che dietro c'è una mancanza di prevenzione, una mancanza di formazione, una mentalità miope che pensa che investire sulla sicurezza sia un costo aggiuntivo, quando in realtà sarebbe un grande risparmio per la società, e soprattutto un risparmio di vite umane che ogni anno perdiamo anche nella nostra regione, è una cosa insostenibile». Silvia Russo, segretaria generale Cisl Toscana, ha ricordato che «pochissimi giorni fa abbiamo chiesto l'apertura di un tavolo a livello regionale per trovare soluzioni», ma oltre a investimenti e formazione «dobbiamo iniziare a fare controlli: noi sappiamo perfettamente che su 100 aziende visitate 88 non sono in regola, ma di controlli ne facciamo troppo pochi», quindi «chiediamo anche in questo senso alle istituzioni di fare un fronte comune contro gli infortuni sul lavoro». Secondo Paolo Fantappiè, segretario generale Uil Toscana, «dobbiamo aumentare le pene e inserire il reato di omicidio sul lavoro, perché non è possibile vedere quello che è successo alla povera Luana D'Orazio, dove nonostante ci sia stata una violazione chiara, la manomissione di strumenti che dovevano gestire la sicurezza del macchinario, i datori di lavoro che erano i principali responsabili non hanno fatto nemmeno un giorno di galera. Non è possibile, chi sbaglia deve pagare». «Chiediamo con forza che la sicurezza sul lavoro diventi una priorità concreta, attraverso il rafforzamento dei controlli, maggiori investimenti nella prevenzione e risorse adeguate per la formazione», dice Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl. «A nome di tutta la nostra città esprimiamo la massima vicinanza e il cordoglio ai familiari del lavoratore deceduto, ai quali ci stringiamo insieme a tutta la nostra comunità, colpita e ferita da un fatto terribile che non possiamo rubricare a fatalità. Gli organi preposti accerteranno la verità e individueranno le eventuali responsabilità e in loro riponiamo la massima fiducia». Lo affermano il sindaco di Sesto Fiorentino (Firenze) Damiano Sforzi e l'assessora al lavoro Irene Falchini”.
Ponte al Pino Firenze
Sul Corriere Fiorentino del 7 luglio si legge: “Dopo il taglio in tre segmenti con una lama diamantata, l’enorme gru da 1.600 tonnellate arrivata dagli Stati Uniti solleva e porta via pezzo per pezzo il vecchio Ponte al Pino a Firenze, mettendone in luce una struttura ottocentesca tanto bella quanto sconosciuta ai fiorentini, che da sopra non avevano mai avuto il privilegio di ammirarla. È il primo dei tre giorni di fuoco per la rimozione del «cavalcaferrovia». Col bis previsto tra il 26 e il 30 luglio per l’installazione del ponte nuovo. Nel primo giorno di stop della ferrovia, con l’Italia su ferro tagliata in due (e con vari guasti alle linee compreso uno a Follonica), a fronte di una stazione di Campo di Marte in cui ci sono molte forze in campo ad aiutare i viaggiatori a orientarsi tra navette e bus di linea, di contro Santa Maria Novella fa emergere i limiti di una singolare asimmetria: la principale stazione fiorentina è il capolinea di quasi tutti i treni provenienti da Nord (tranne i pochi dirottati sulla Tirrenica) ma il personale a supporto di pendolari e turisti è poco. Nessuna pettorina della Protezione civile, quasi nessuna di Italo, di più ma forse non abbastanza quelle di Trenitalia. Nella hall, al solito strapiena nonostante (o forse per) il ridotto numero di treni in circolazione, di assistenza ai passeggeri non c’è traccia. Stesso scenario ai binari dei treni regionali, dove le pettorine a ricevere i passeggeri non sono contemplate. E se è il viaggiatore a chiedere informazioni, la risposta non aiuta: «Le navette per Campo di Marte sono riservate ai passeggeri dell’Alta Velocità, i pendolari devono prendere il tram fino a piazza Libertà e poi il bus di At». Quale bus? «Boh» è la risposta di Italo, «Non lo sappiamo» quella di Trenitalia. Così, mentre i pendolari in qualche modo una soluzione la trovano, ad aver la peggio sono i turisti che viaggiano tra le città toscane e non sanno come muoversi. Come un’armena che vorrebbe salire su una delle navette speciali, si arrabbia, ma «col suo biglietto non ne ha diritto, magari se avanza posto...». Fronte Alta Velocità, nella hall c’è una famiglia di statunitensi arrivata da Milano che cerca invano il treno per Roma sui tabelloni. Non sono i soli: i passeggeri di Italo scendono dai treni senza che nessuno li accolga, quelli di Trenitalia, che comunque di forze in campo ne ha messe decisamente di più, si trovano di fronte appena due pettorine a binario a fermare la folla. Gli addetti non hanno vita facile nonostante il grande impegno: ad ogni arrivo molti passeggeri vengono comunque intercettati, accompagnati al binario 16 e quindi alle navette di piazzale Montelungo”.
Stadio Firenze
Su Repubblica dell'8 luglio si legge: “Una concessione da 25 milioni all'anno per lo stadio Franchi. Anzi no, solo un'ipotesi di scuola: nulla è deciso. Tra le polemiche dell'opposizione, mentre si rincorroono le voci che la Fiorentina sia ormai pronta a depositare una proposta ufficiale di project financing, scoppia un altro caso, l'ennesimo sullo stadio. Stavola è in commissione che salta fuori il giallo: nel programma triennale dei beni e dei servizi che viene esaminato ieri mattina dai consiglieri comunali spunta un intervento denominato 'Concessione dei servizi di gestione impianto sportivo comunale Stadio Artemio Franchi' e nelle stesse carte si cita una durata prevista della concessione avente un valore complessivo di 1,5 miliardi di 720 mesi, ovvero 60 anni dalla sottoscrizione. Apriti cielo. Si solleva per prima la destra con FdI, Matteo Chelli chiede di cosa si tratti. (…) Gli uffici liquidano la cosa come adempimento burocratico”.
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