Rassegna stampa 15 - 21 giugno 2026

Le notizie della settimana a tema architettura nell'area fiorentina

Data

22/06/2026

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Rassegna stampa

Aeroporto Firenze

Sul Tirreno del 16 giugno si trovano le parole dell'ad di Toscana Aeroporti sul nuovo aeroporto di Firenze. Naldi risponde ai firmatari del Patto per il parco agricolo che hanno ribadito l'incompatibilità del progetto e chiesto alla Regione di pubblicare uno studio dell'Università di Firenze. Per Naldi quelle accuse sono 'affermazioni prive di fondamento' e in alcuni passaggi 'veri e propri falsi'. Il nodo è la qualità dell'aria, nella striscia attraversata da A1 e A11, con distretti produttivi, centri commerciali e uno scalo che vola da decenni. 'Basta terrore psicologico, costruito su un falso', dice Naldi.

Urbanistica Firenze

Su La Nazione del 17 giugno si legge: “Il dibattito sugli Stati generali dell'urbanistica è vivo a Firenze. Dall'Ordine degli Architetti di Firenze alla Fondazione Michelucci, fino a Urban Promo: tutti d'accordo nel promuovere questa iniziativa. La nuova presidente della Fondazione Michelucci Maria Oliva Scaramuzzi ha aperto le porte della storica istituzione come una “cerniera super partes” capace di favorire il dialogo tra istituzioni, professionisti, università, associazioni e cittadini. Un'apertura che è stata molto apprezzata dalla sindaca Sara Funaro. E qui entra in gioco il passato che ritorna. Nello specifico torna attuale uno scambio di lettere – datato rispettivamente 11 gennaio 1967 e 14 gennaio 1967 – in cui si parlarono l'architetto Giovanni Michelucci e il sindaco di Firenze Piero Bargellini ovvero il nonno di Sara Funaro. Si parla sempre di urbanistica e nonostante siano passati 59 anni i contenuti sono attuali. Siamo a pochi mesi dall'alluvione che ha devastato Firenze.

'Caro Bargellini – scrive Michelucci nella lettera indirizzata a Bargellini – varie volte ho pensato di venire a trovarti ma sapendo quello che hai da fare vi ho rinunciato; così ti scrivo per dirti la mia ammirazione e la mia riconoscenza per quello che hai fatto e stai facendo per gli alluvionati che sono più di quelli che sono anche perché i non alluvionati (come sono io) sono alluvionati nell'anima'. Michelucci scrive a Bargellini che il sindaco è 'riuscito a suscitare in tutti fiducia e speranza'.

'Caro Michelucci, se tu hai pensato varie volte a me, io ho pensato moltissimo a te, specialmente in questi ultimi tempi, dopo il 'diluvio' – risponde il sindaco Bargellini il 14 gennaio 1967 -. Che cosa facciamo di questa nostra cara Firenze? Avrei bisogno di scambiare qualche idea con te'. Ecco il passaggio che è scritto nel 1967, ma che sembra del 2026.

'Come tu sai la questione urbanistica è avvelenata dalla polemica – aggiunge Bargellini -. Occorrerebbe che fosse invece affrontata da uomini sereni e desiderosi soltanto, unicamente, del bene della Città. Ecco perché ho pensato a te e avrei piacere d'incontrarti. Se capiti da queste parti, fatti vedere, altrimenti salirò io la collina!'.

Eccoli i 59 anni che volano via in un soffio. Oggi la sindaca Funaro rilancia l'invito del nonno: 'Vogliamo coinvolgere tutte le realtà istituzionali, anche come Ordine e Fondazione Architetti, e la Fondazione Michelucci ha sempre avuto un ruolo importante nel dibattito – osserva Funaro -. Nel post alluvione mio nonno si rivolse a Giovanni Michelucci, una delle menti più illuminate: è arrivato il momento di rilanciare quel legame saldo che c'è tra Fondazione Michelucci, città di Firenze e amministrazione comunale'. Lo scambio di lettere è del 1967, i fiorentini erano polemici oggi come allora: 'Mi ha fatto sorridere quel passaggio del nonno in cui parla di 'urbanistica avvelenata dalla polemica' ma rilancio anche questo concetto in positivo – aggiunge -. Il popolo fiorentino ha l'attaccamento, da sempre. Riprendo ciò che scrisse il nonno: abbiamo bisogno di persone che amano Firenze e che facciano parte di un dibattito illuminato'. Allora come oggi”.

Sollicciano Firenze 17 giugno

Su La Nazione del 17 giugno si legge: “Ci sono i topi e le cimici che infestano i letti. L’acqua che cola dai muri e la muffa che alberga negli angoli dei soffitti. Il freddo severo durante l’inverno e il caldo torrido in estate. Tradotto, ci sono “carenze igienico-sanitarie” e luoghi di lavoro non “conformi ai requisiti di sicurezza e salute”. E così è scattato il sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano, con l’obbligo di trasferire in altri istituti penitenziari i circa 200 detenuti lì reclusi. È quanto accaduto ieri mattina, a seguito della decisione del gip del tribunale di Firenze che ha accolto la richiesta della procura. Al momento non risulterebbero esserci indagati.

Per gli addetti ai lavori (operatori, poliziotti, volontari e avvocati), che da anni denunciano le condizioni ’horror’ del penitenziario fiorentino, la clamorosa svolta giudiziaria è una sorta di medaglia al valore. “Prima o poi doveva succedere”, ci spiegano. Mentre a livello nazionale, è difficile ricordare una misura di questa portata per un carcere.

Secondo le carte dell’inchiesta, coordinata dalla pm Christine Von Borries, le accuse riguardano le condizioni “dei luoghi di lavoro individuati all’interno degli spazi comuni e delle celle detentive di alcuni reparti”. Le indagini sono state seguite dalla squadra mobile, dal dipartimento prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro della Asl e dalla guardia di finanza, e sono partite dai ricorsi presentati a pioggia dai detenuti ai magistrati di sorveglianza, “con lo scopo di verificare il rispetto delle norme del decreto legislativo 81/2008 sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Questo perché all’interno delle celle e degli spazi detentivi operano infermieri, poliziotti della penitenziaria, operatori sociali e gli stessi detenuti che ricoprono mansioni nei vari servizi indoor (mensa, giardinaggio, azienda agricola e meccanica).

Gli investigatori – in circa un anno di indagini – hanno svolto diversi sopralluoghi e ascoltato numerosi testimoni, creando un vero e proprio dossier (con tanto di foto dei luoghi più disastrati) sugli spazi dei reparti maschili penale e giudiziario dell’Istituto. Ipotizzati, si spiega ancora, “reati contravvenzionali” relativi alle “norme in materia di pulizia dei locali di lavoro, abitabilità dei dormitori e di impiantistica elettrica”. Le sezioni finite sotto sequestro sono la 1, 2 e 7 del reparto giudiziario maschile e la 9, 10 e 12 del reparto penale maschile, oltre alla sezione ’accoglienza’: contestualmente è stato ordinato il trasferimento dei detenuti coinvolti “presso case circondariali diverse da Sollicciano”. Le disposizione non sono immediate: nell’ordinanza viene indicato un limite di tempo per ogni sezione per il trasferimento dei detenuti. Si va da alcune settimane a una massimo di due mesi”.

Sollicciano Firenze 19 giugno

Sul Corriere Fiorentino del 19 giugno si legge: “Sollicciano sarà ridotto nel numero dei detenuti o addirittura chiuso.Lo dice il ministro della giustizia Carlo Nordio, dopo il sequestro di sette sezioni da parte della procura. Una decisione, spiega il ministro, che potrebbe essere impugnata per un eventuale ricorso. «Ci rendiamo conto — dice Nordio — che è una situazione sedimentata non negli anni ma nei decenni. Sicuramente il piano carceri, che sta andando avanti con numeri importanti, vedrà per prima questa struttura essere in un certo senso ridotta o addirittura svuotata appena avremo i posti disponibili, probabilmente entro la fine dell’anno». Parole di buon auspicio, almeno sulla carta, secondo la sindaca Sara Funaro: «Al ministro Nordio avevo scritto, c’erano state interlocuzioni tramite mail, mi auguro che questa prospettiva possa essere davvero da realizzare per fare in modo da arrivare a uno svuotamento del carcere e poi poter ragionare sul futuro. Noi ci siamo per confrontarsi per il bene della nostra città, per il bene di chi lavora, delle persone che sono detenute perché una detenzione dignitosa è quella che può portare a percorsi di reinserimento. Una detenzione in uno stato così degradato come questo non porta altro che a un aumento della recidiva».  Funaro dice di aver trovato «surreali alcune polemiche che ho letto da parte dei consiglieri di opposizione che chiedono alla sindaca di intervenire invece che al governo. Ai consiglieri di opposizione, visto che fanno parte della maggioranza di governo, dico di andare a bussare al governo e chiedere un intervento». Intanto, da qui al 25 giugno, sono in corso i trasferimenti dei primi 66 (su 230) reclusi da Sollicciano verso altre carceri della Toscana. Al carcere di Prato non ci sono celle libere, eppure nelle prossime ore arriveranno diciassette persone. E così, il rischio è che parte del problema del sovraffollamento si sposti da un penitenziario all’altro. La Dogaia di Prato, tra l’altro, è forse l’istituto messo peggio in Toscana: attualmente ospita 610 reclusi, ma la capienza regolamentare è di circa 500. «Non ci sono celle libere — conferma Ivan Bindo, segretario Uil Pa — dunque le nuove persone che arriveranno andranno sicuramente nelle celle dove sono presenti altri detenuti. Non sarà pertanto garantita, in molti spazi, la possibilità, prevista dalla legge, di avere la soglia minima di tre metri quadrati a testa». Secondo la giurisprudenza italiana ed europea, infatti, se lo spazio scende sotto questa soglia si presume una violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti stabilito dall’articolo della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.

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