Rassegna stampa 2 - 8 marzo 2026

Le notizie della settimana a tema architettura nell'area fiorentina

Data

09/03/2026

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Rassegna stampa

Premio Architettura Toscana

Su agenzie (Ansa, Adn, Italpress) e siti online (come La Nazione e Tg Regione) e radio (come Novaradio) del 6 e 7 marzo si legge a proposito del Premio Architettura Toscana: Torna per la quinta edizione il Premio Architettura Toscana, con l'obiettivo di sostenere l'architettura come 'arte sociale', ossia come il frutto di un processo corale in cui l'intera società si rappresenta e che vede come protagonisti paritetici il progettista, la committenza e l'impresa. Il premio è rivolto alle opere realizzate nel territorio della Toscana e ultimate da non oltre cinque anni: sono cinque le categorie in gara ovvero 'opera prima', 'opera di nuova costruzione', 'opera di restauro o recupero', 'opera di allestimento o di interni', 'opera su spazi pubblici, paesaggio e rigenerazione'. Le iscrizioni si apriranno ufficialmente il 9 marzo e si concluderanno il 9 maggio. Nella giuria ci sono nomi come gli architetti Junko Kirimoto, Andrea Maffei, Francisco Mangado, Valerio Paolo Mosco e il sociologo Giovanni Semi. La cerimonia di premiazione e l'inaugurazione della mostra con il relativo catalogo sono previste per i primi giorni di ottobre 2026. Il Pat è promosso dal comitato organizzatore composto da Consiglio regionale della Toscana, Ordini degli Architetti di Firenze e Pisa , Federazione Architetti toscani, Ance Toscana e Fondazione Architetti Firenze. "Il Pat - ha dichiarato la presidente del Consiglio regionale della Toscana, Stefania Saccardi - rappresenta una visione culturale e civile che la Regione ha promosso attraverso la legge regionale 82/2016". Secondo Giorgio Cerrai, presidente del comitato organizzatore del Pat, il premio si pone come "osservatorio privilegiato e archivio critico di grande valore per mappare l'evoluzione dei linguaggi progettuali contemporanei e le complesse metamorfosi che interessano il paesaggio regionale". "Il Pat - ha aggiunto la presidente dell'Ordine degli Architetti di Firenze Silvia Ricceri - rappresenta, da dieci anni, un percorso culturale e istituzionale di straordinaria importanza per la nostra Regione. Non è soltanto un riconoscimento alle eccellenze progettuali, ma l'espressione concreta di una visione politica e normativa". Il vicepresidente dell'Ordine degli Architetti di Firenze Antonio Bugatti ha ricordato che "l'Ordine ha ideato questo progetto, c'era l'idea di creare il primo premio regionale del genere in Italia", secondo il presidente dell'Ordine degli Architetti di Pisa Leonardo Germani "la rigenerazione urbana rappresenta la sfida più complessa e necessaria per il governo del territorio". Per Vincenzo Di Nardo, vicepresidente di Ance Toscana, l'importanza di un progetto è nel "creare rigenerazione urbana e competitività del territorio". "Questo è ormai un appuntamento di riferimento", ha concluso Lorenzo Ricciarelli, rappresentante della Federazione degli Ordini degli architetti della Toscana.

Convegno dell'Ordine Ricehouse

Sul Sole 24 Ore del 6 marzo si legge: Dagli scarti del riso ai materiali per l'edilizia. Un perfetto modello di sostenibilità dove si usa la lolla di riso per le abitazioni (ad esempio per la realizzazione di tetti), migliorandone anche la vivibilità. Da qualche anno il gruppo Agritettura della commissione Dapa (Dibattito architettura, paesaggio, ambiente) dell'Ordine degli Architetti di Firenze parla degli esempi di economia circolare in un mondo in cui c'è bisogno di ridurre lo spreco.
Nel convegno che si è tenuto alla Palazzina Reale, sede di Ordine e Fondazione Architetti, è stato raccontato l'esempio dell'azienda Ricehouse, fondata da Tiziana Monterisi e con sede a Biella. Ricehouse valorizza i sottoprodotti della risicola italiana con la produzione di materiali da costruzione innovativi, utilizzandoli per diversi progetti architettonici e di design. Insomma si prendono gli scarti tra Piemonte e Veneto e poi si riutilizzano. In questi anni Ricehouse ha avviato una collaborazione con Autogrill – per gli arredi delle aree di servizio – e ha, ad esempio, riqualificato quattro torri di case popolari in periferia di Milano.“I materiali che abbiamo ideato sono una realtà che può cambiare il mondo delle costruzioni – ha spiegato Monterisi -. Da progettista ho cercato di costruire case sane e ho cercato materiali che mi permettessero di costruire queste case. Da qui sono arrivata a produrli perché non c'erano sul mercato: poi il riso viene prodotto in Italia come primo produttore europeo. Da lì ho costruito un'azienda che produce materiali edili - quindi mattoni, intonaci, finiture, isolanti - dallo scarto di riso italiano in Italia”. Il costo finale è nella media di un'abitazione in Italia e oltretutto la lolla di riso, ha aggiunto Monterisi, “è isolante dal caldo e dal freddo. Per chi la vivrà è salubre, sono materiali privi di formaldeide, Voc, metalli. Il lavoratore che è in fabbrica e produce i materiali, facendo magari lo stesso lavoro per 40 anni, con questa soluzione non respira qualcosa di tossico. Lo stesso vale per l'operaio sui cantieri e poi per chi vivrà la casa. E infine: i giovani non si troveranno tra 50 anni problemi di rifiuti speciali”. Dunque: economia circolare, costo basso, vantaggi per la salute. Non è poco. Mariantonietta Del Sole, consigliera referente della commissione Dapa dell'Ordine degli Architetti, ha ricordato che il “gruppo Agritettura lavora su questi temi dal 2015. La lolla di riso garantisce il benessere all'interno dell'abitazione, è traspirante e ignifugo. Insomma, in generale, è un valore aggiunto dell'ambiente, siamo perfettamente all'interno dell'economia circolare”. Antonio Bugatti, vicepresidente dell'Ordine degli Architetti di Firenze, ha spiegato che tali appuntamenti “servono a far conoscere al committente e all'utenza finale il valore aggiunto dei nuovi materiali. Il valore aggiunto è anche dato dal lavorare in una filiera etica”.

La sfida è far capire a tutte le persone che questi materiali sono davvero validi. Insomma, cambiare mentalità Anche perché, come ha detto l'esperto di sostenibilità Andrea Dell'Orto, “c'è voglia di sostenibilità ma quello che urta è il capire che non basta prendere comprare un prodotto che sia riciclabile o riciclato per essere sostenibili, non basta l'auto elettrica per essere sostenibile. È uno stile di vita, un insieme di scelte consapevoli e coerenti”.

Housing Sociale

Sul Corriere Fiorentino del 3 marzo si legge: “Una nuova palazzina di sette piani, con 39 appartamenti a canone calmierato. Sarà inaugurata all’ex Manifattura Tabacchi, in via Giuseppe Tartini a Firenze, subito dietro il teatro Puccini entro l’estate del 2027. Saranno 27 trilocali e 12 bilocali affittati secondo la convenzione stretta col Comune di Firenze, in base gli Accordi territoriali vigenti scontati del 20% per 12 anni. L’operazione è promossa da Manifattura Tabacchi — costituita da Aermont Capital e Cassa depositi e prestiti Real Asset – con il Fondo Housing Toscano – gestito da Investire Sgr e sostenuto da Fondazione Cr Firenze, Regione Toscana e dalle principali fondazioni di origine bancaria del territorio — che acquisterà l’edificio una volta realizzato. L’obiettivo è dare una risposta alle difficoltà delle famiglie a trovare casa, con particolare riferimento a quella fascia grigia che ha redditi troppo alti per poter accedere alle case popolari. E, se gli inquilini trascorsi i 12 anni — l’operazione si basa sul vecchio Piano operativo, quello attualmente in vigore ne prevede 20 — avranno un diritto di prelazione per l’acquisto delle case, il Comune, rivela l’assessore al Welfare Nicola Paulesu, a sua volta tratterà col Fondo per avere un suo diritto di prelazione, con l’obiettivo che il pubblico possa riguadagnare patrimonio abitativo. «È un progetto molto importante, lavoriamo per dare risposte ai nostri cittadini con politiche abitative sostenibili», dice la sindaca Sara Funaro, che poi ha attaccato il governo: «Continuano a rilanciare questo fantomatico Piano Casa che però non ha risorse. Il Piano Casa del governo è una pentola vuota e se pensano di inserire dei commissari sulle politiche abitative, la risposta è che non abbiamo bisogno di nessun commissario: le politiche abitative le sappiamo fare, invece dei commissari pensino a mettere le risorse»”.

Stadio Firenze

Sul Corriere Fiorentino del 4 marzo si legge: “Ieri sono riprese le operazioni di montaggio delle travi in acciacio dello scheletro che sorreggerà le gradinate della nuova curva Fiesole dello stadio Franchi. Il giorno successivo al varlo della prima trave, l'installazione della seconda non andò a buon fine a causa di un disallineamento al sistema di ancoraggio tra la parte in calcestruzzo armato e la struttura metallica, causando uno stop di quasi due settimane su questi specifici lavori. (…) La nuova curva avàr 72 file e una capacità di 10.061 posti. Sarà meno in pendenza in confronto all'originale e si innalzerà dalla prossimità della linea di fondo campo”.

Logistica

Sul Corriere Fiorentino del 4 marzo si legge: “Sei punti critici, tante proposte e richieste sulla logistica nel centro storico di Firenze. Su tutte la revisione delle attuali regole e degli orari per l’accesso, il transito e la sosta nella Ztl e nelle zone pedonali. Le categorie economiche, attraverso la Camera di Commercio, hanno presentato all’amministrazione comunale uno studio sulla logistica, tema su cui Palazzo Vecchio sta lavorando ad un piano complessivo, che vedrà presto le prime novità: un minihub sperimentale in Sant’Ambrogio per l’ultimo miglio con cargo bike, sensori che registrano durata e regolarità della sosta nei posti di carico e scarico merci, quattro nuove porte telematiche entro l’anno. All’orizzonte c’è l’attivazione delle 50 telecamere che controlleranno le targhe anche in uscita della Ztl per multare chi non rispetta le regole del carico e scarico merci e dei permessi temporanei. La Camera di Commercio ha affidato lo studio a Uniontrasporti, con la consulenza di Fit innovation e il coinvolgimento delle stesse categorie economiche, con l’obiettivo di mettere a disposizione del Comune di Firenze un ventaglio di idee e proposte. Focus, l’area Unesco di quattro chilometri quadri in cui transitano ogni giorno 80 mila veicoli. Le criticità principali identificate dallo studio sono «carenza di aree di carico e scarico, frammentazione delle consegne, rigidità delle finestre di accesso alla Ztl poco compatibili con orari reali di ricezione degli esercenti, sovrapposizione tra diversi flussi di traffico e necessità di trovare nuovi equilibri tra esigenze economiche e qualità della vita urbana»”.

Pistoiese-Rosselli

Sul Corriere Fiorentino del 5 marzo si legge: “«Gli impatti ambientali delle emissioni, che prevedono un aumento seppur lieve, in un contesto di generale diminuzione negli anni degli stessi, rendono necessaria la verifica dell’opzione zero di non realizzazione della strada, opzione valutabile solo in fase di Via», ovvero di Valutazione di impatto ambientale. Così nel 2023 Arpat scrive al Comune di Firenze, suggerendo l’ipotesi di non realizzare la nuova strada di collegamento tra le ex Ogr e l’Indiano. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale rileva che «sarebbe opportuno valutare l’effettiva significatività dell’intervento a fronte degli scenari prossimi futuri volti alla riduzione del traffico urbano», anche perché «comunque anche la viabilità oggetto di intervento andrà a confluire verso il medesimo nodo finale costituito da Porta al Prato-Leopolda». Anzi, la futura linea 4 della tramvia e la strada parallela «sono in competizione». Il documento pone dubbi sull’opportunità di realizzare il progetto voluto da Palazzo Vecchio e dalla Regione, col governatore Eugenio Giani pronto a stanziare 30 milioni per il collegamento stradale tra via delle Cascine e via Pistoiese. Ora, il parere di Arpat emerge grazie a Dmitrij Palagi e Francesca Lupo di Sinistra Progetto Comune. Palagi precisa: «Non solo aumenteranno le emissioni e non migliorerà la situazione del traffico. Il peggio è che il 12 febbraio 2023 il Comune chiede a Arpat se il progetto debba essere assoggettato alla Via. Arpat risponde che lo ritiene opportuno e così Palazzo Vecchio il 19 luglio 2023 notifica che “con la presente si ritira l’istanza di verificabilità”». Palagi, per chiedere chiarezza sul dietrofront, lunedì prossimo presenterà un’interrogazione in Consiglio comunale. Sono molti i rilievi sollevati dall’agenzia: gli scenari predicono l’aumento del biossido di azoto e della rumorosità, oltre ai rischi idraulici connessi alla tombatura del Fosso Macinante, «in un’epoca in cui ad ogni alluvione si parla della necessità di stombare i torrenti», ricorda Palagi”.

Piazza Vittorio Veneto

Sul Corriere Fiorentino del 26 febbraio si legge: “Da rotonda circondata di asfalto a piazza verde, con 80 nuovi alberi panchine e un nuovo sistema di illuminazione. Nell’arco di tre anni piazzale Vittorio Veneto, nel cuore di Porta al Prato a Firenze, si prepara alla rinascita: Palazzo Vecchio infatti è pronto a mettere sul piatto 7,5 milioni di euro, finanziati dal ministero delle Infrastrutture nell’ambito del piano nazionale città, per trasformarla nella nuova porta d’accesso al parco delle Cascine. «Non è solo una riqualificazione urbana ma un intervento che darà un nuovo volto alla piazza: più illuminazione, meno asfalto e più verde per rendere l’area un luogo più vivibile e fruibile. Abbiamo inoltre deciso di avviare un concorso internazionale per realizzare una porta simbolica, una statua d’accesso all’area per dare un’identità alla piazza, volendo continuare ad investire nello spazio pubblico come infrastruttura sociale ed ecologica», spiega la sindaca, Sara Funaro. Dopo l’approvazione del progetto definitivo da parte della Giunta seguirà la progettazione esecutiva, la gara per la selezione dell’impresa e la firma del contratto. Al termine di queste fasi, durata stimata 8-10 mesi, partiranno i cantieri che andranno avanti per due anni. L’intervento prevede il recupero del disegno originario della piazza del Poggi: nell’area di oltre 37 mila metri quadrati il 59% di asfalto o pavimentazioni non drenanti verrà ridotto al 35% mentre le superfici permeabili aumenteranno dal 41% al 65%. Gli spazi verdi da 9 mila toccheranno quasi quota 14 mila mq con 80 nuovi esemplari di alberi per incrementare la biodiversità, nuove superfici a prato e siepi. In parallelo quasi 20 mila mq saranno destinati a zone pedonali e ciclabili che diventeranno il fulcro della nuova piazza insieme a 42 nuove panchine realizzate in pietra. La piazza diventerà più accessibile e più sicura grazie al raddoppio dei corpi illuminanti a led che passeranno da 37 a 75, permettendo di valorizzare gli elementi storici della piazza e migliorare la fruizione serale”.

Padre Bernardo Gianni

Su Repubblica del 6 marzo si trova un'intervista a Padre Bernardo Gianni: “Un appello «a fermarsi» e «a risvegliarsi» sull’urbanistica fiorentina che sta tradendo «il sogno di La Pira». Un «grido di dolore» per Sollicciano. L’idea di San Miniato per una nuova manifestazione per la pace. Un’altra potente scossa alla città arriva dall’abate di San Miniato, padre Bernardo Gianni: «Firenze, fermati!» ha scritto sui social. A Repubblica affida un messaggio nel momento più buio delle guerre. Un invito agli amministratori. Un monito alla riflessione.

Padre Bernardo, perché ha sentito l’urgenza di lanciare l’appello “Firenze fermati!”?
«È stato un sussulto del cuore perchè quelle immagini del cortile dell’ex ospedale militare di San Gallo mi hanno turbato e continuano a farlo, per quello che può diventare un nuovo capitolo di consumo di suolo e consumo di cielo della città, soprattutto di cielo, per l’altezza. Più complessivamente mi turba avvertire che ci sia più di un caso in cui la città sembra scippata dal suo tessuto organico di spazi di bellezza che vorrei fossero restituiti ad un destino diverso».

Trova compromesso il destino di questa città?
«Mi sembra ci sia un trend di operazioni sbagliate che mette insieme il cubo nero dell’ex Comunale, Costa San Giorgio, la Calza, lo studentato di via Pietrapiana, l’hotel di viale Belfiore e ci aggiungerei i martiri di via Mariti, del cantiere Esselunga al cui posto si invoca un’area verde. Sono opere che meriterebbero una riconsiderazione complessiva, sorta di “Stati generali” sulla nostra città dove possa rimbombare la voce del popolo e si esamini l’indignazione ma anche una dimensione correttiva»”.



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