Rassegna stampa 26 gennaio - 1 febbraio 2026
Le notizie della settimana a tema architettura nell'area fiorentina
Data
02/02/2026
Categorie
Rassegna stampa
San Gallo Firenze
Sul Corriere Fiorentino del 27 gennaio si legge: Il caso del nascente resort con due torri in costruzione nell’ex ospedale militare di San Gallo a Firenze sbarca in Consiglio comunale. Con la maggioranza di Palazzo Vecchio a difendere l’operazione, rimandando duramente al mittente le critiche dopo la petizione dei residenti e l’esposto presentato in Procura da Salviamo Firenze. «Abbiamo ascoltato ricostruzioni che non corrispondono alla realtà, addirittura fantasiose», esordisce in aula l’assessora Pd all’Urbanistica, Caterina Biti, rispondendo a un question-time del consigliere dem Renzo Pampaloni. «Chi vuole denigrare e infangare il nome dell’amministrazione comunale deve decidere se limitarsi al dialogo, al quale saremo sempre aperti, oppure scegliere una strada che lo preclude assolutamente», rincara la dose Biti prima di affrontare il nodo più critico del progetto, cioè le due torri: «L’altezza dei nuovi edifici non sarà superiore a quella del costruito circostante: la misura massima di 23 metri è stata fissata a seguito della conclusione del procedimento al quale ha partecipato la Soprintendenza, che in base all’articolo 6 del Progetto unitario convenzionato aveva tra i compiti appunto quello di valutare e approvare l’altezza. Il percorso sta andando avanti secondo le norme».
E poi, sottolinea l’assessora, risale a più di un decennio fa, ai mandati di Dario Nardella: «Il progetto è stato approvato dal Consiglio nel 2022 dopo l’accordo con il ministero della Difesa del 2014 e il concorso internazionale del 2017 che ha messo al centro l’apertura dello spazio ai cittadini». Un concetto che l’assessora ribadisce quando parla di uno «spazio da recuperare alla cittadinanza». Pampaloni invece rivendica le ricadute positive: «Grazie agli oneri di compensazione introdotti dal Comune sono state finanziate per 600 mila euro la riqualificazione del mercato di San Lorenzo, dello Sferisterio e della scuola Lavagnini. Ci sono poi oltre 500 mila euro di oneri di monetizzazione». «Uno spazio per la cittadinanza? Mi risulta che per noi lì dentro non ci sarà quasi nulla, se non forse una stanza, ma altro non è dato sapere perché su quella trasformazione non è mai stata fatta chiarezza», è la replica di Nicoletta Del Greco, una delle residenti le cui finestre sono oscurate dalla prima torre, 23 metri di altezza. Del Greco va oltre: «Non so di quale dialogo parli l’assessora, nessuno dall’amministrazione in tanti anni ci ha mai incontrati». «Palazzo Vecchio non si è mai curato di noi, l’unica volta che è stato mostrato qualcosa ai cittadini fu 10 anni fa, quando esposero i risultati del concorso internazionale, ma in San Frediano, dall’altra parte del centro, più lontano possibile da noi — le fa eco l’architetto Sergio Paderi, anche lui residente in San Gallo — Noi residenti eravamo contenti del recupero di un edificio chiuso da decenni, ma quelle due torri sono due corpi estranei inaccettabili che offendono la storia di Firenze: dal dopoguerra ad oggi sono stati costruiti tanti edifici in centro, anche in stile moderno, ma mai c’era stata una costruzione ex novo tanto alta». Beffardo il commento di Massimo Torelli, portavoce di «Salviamo Firenze»: «All’assessora Biti rispondiamo con l’invito ad andare in via San Gallo, incontrare i residenti ed affacciarsi alle finestre degli abitanti murati in casa. La aspettiamo a dire a chi ci vive che sta infangando l’immagine dell’amministrazione. Sarà un bel giorno».
Giardino Boboli
Sul Corriere Fiorentino del 28 gennaio si legge: “Gli ex inquilini delle abitazioni nel Giardino di Boboli non dovranno pagare gli arretrati dei rincari dell’affitto che nel 2018 l’allora direttore degli Uffizi Eike Schmidt aveva chiesto loro. Il ministero della Cultura e gli stessi Uffizi hanno infatti perso definitivamente la battaglia legale contro 15 fiorentini per il canone degli alloggi che ricadono all’interno del plesso museale: il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha bocciato l’appello dei due enti, come aveva già fatto il Tar del Lazio nel 2024, che a sua volta aveva dato ragione ai vecchi residenti. La vicenda iniziò all’alba del 2018 quando Schmidt decise unilateralmente di alzare il canone per quelle abitazioni, date in concessione ad affitto calmierato a dipendenti ed ex dipendenti degli Uffizi e della Soprintendenza, anche retroattivamente. Una scelta che nel giro di pochi mesi portò quegli inquilini a dover abbandonare per sempre Boboli. Ora la giustizia amministrativa ha annullato in modo irrevocabile la rideterminazione del canone. Dopo una iniziale schermaglia per capire se dovesse essere il giudice amministrativo o quello ordinario a decidere in merito alla questione, ora l’iter giudiziario è arrivato alla sua conclusione: «L’esercizio di un simile potere, assimilabile all’autotutela, deve però essere giustificata da sopravvenuti motivi di interesse generale, di cui dare adeguata contezza, nonché rispettoso dei fondamentali canoni di ragionevolezza e proporzionalità», recita la sentenza del Consiglio di Stato. In altre parole mentre sono in corso le convenzioni non possono essere modificati i canoni da pagare, perché per aumentare il canone prima del rinnovo servirebbero motivazioni di interesse pubblico «che giustifichino un intervento correttivo in corsa». Motivazioni assenti, per i giudici, quindi il Consiglio di Stato ha dato prevalenza agli interessi privati dei cittadini. Tra i quindici fiorentini che hanno vinto la lunga battaglia legale c’è anche l’ex Soprintendente Paola Grifoni. Che festeggia, ma solo in parte: «Personalmente sono molto contenta, ma resta il fatto spiacevole che lo Stato ha perso. Due volte» Il riferimento non è solo alla sentenza, ma anche al fatto che «i nostri alloggi furono assegnati ai dipendenti negli anni 80, quando l’allora soprintendente Calvani decise di renderli remunerativi. Con la scelta, di fatto, di mandarci via, si sono persi circa 400 mila euro l’anno d’affitto perché adesso in quelle case non c’è nessuno. E nessuno ne cura più la manutenzione». Grifoni ritorna anche le polemiche di otto anni fa, quando si parlò di canoni troppo bassi rispetto a quelli di mercato: «Non dimentichiamo che tra i residenti c’erano dipendenti e pensionati, tra manutentori, elettricisti e falegnami, persone anche con stipendi molto bassi»”.
Urbanista Marco Massa
Sul Corriere Fiorentino del 29 gennaio si trovano le parole dell'urbanista Marco Massa: “No, per Firenze – dice non tutto è perduto, non tutto è consumato. Ma è l'ultima occasione: basta che ci si decida a cambiare il ruolo dello spazio e del patrimonio immobilare pubblico. E ce n'è ancora tanto”. Secondo Massa “bisogna partire da un dato di fatto e cioè che il patrimonio pubblico è quasi superiore a quello privato in città. Il suolo posseduto, poi è senza dubbio maggioritario. Occorre un'operazione di rovesciamento e innovazione del concetto di spazio pubblico. Finora è stato usato per fare cassa, adesso va reso più simile al bene comune che non può essere danneggiato neanche dalla mano pubblica che lo possiede e che deve preservarne il ruolo”.
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